La Bologna di Andrea Pazienza: ecco perché consiglio questo tour (con qualche riflessione)

San Giuliano Milanese, 2005-2006 circa. Ero in una fase di transizione, incastrata tra il post esame di maturità e un corso di laurea che faticavo a scegliere tra le mille proposte degli atenei milanesi.

Passavo i weekend a cazzeggiare tra centri sociali e serate revival dal dubbio gusto, in settimana a guardare film su film su film underground, indipendenti, dissacranti.

A un certo punto incappo in Paz!
Che non è esattamente nessuna delle tre cose di cui sopra, ma che ha avuto il merito di farmi scoprire (o riscoprire): i Gaznevada, Andrea Pazienza e Lucio Dalla.

Da quel momento in poi, frasi culto come
“LA MECCANICA NON MI INTERESSA”
“E CE LO CACHI CHE SEI UN ARTISTA!”
sono entrate nel nostro lessico famigliare, per citare anche la Ginzburg.

Ma torniamo al 2019. Se dovessi mai consigliare delle visite guidate in città, la Bologna di Andrea Pazienza sarebbe sicuramente tra le prime nella mia personalissima lista.

Non solo da quel preciso momento in poi ho avuto un debole per il fumettista di San Severo, ma anche una particolare predilezione per la Bologna di fine anni ’70, per il fermento artistico che la città ha saputo creare in un modo unico (nonostante l’ombra degli anni di piombo), per la musica e i gruppi usciti da questo periodo storico come i Gaznevada e gli Skiantos, solo per dirne un paio.

Il tour a piedi a cui ho partecipato qualche giorno fa, organizzato dall’associazione Habitart, ha toccato diversi punti nel centro città. I luoghi scelti sono stati fondamentali sia nella storia personale del noto disegnatore che nella storia della città durante il Movimento del ’77, che fa da sfondo al fumetto Le straordinarie avventure di Pentothal

Un tour che parte dalla casa occupata di via Clavature 20, sede della “Traumfabrik” a proposito della quale Nico Gamma diceva ” una vera e propria factory in stile proprio, con attinenze Warholiane, … di cui facevano parte Filippo Scòzzari, Giampietro Huber, GianLuca Galliani, dove era di casa, pur abitando altrove, Andrea Pazienza, spesso Stefano Tamburin, Liberatore (il fumetto e la musica erano due delle principali attività…) ed una notevole quantità di proto-artisti multimediali, anche non bolognesi, politici per hobby e/o passione, generalmente di tutta la cosiddetta sinistra estrema ma non solo (no B.R. e affini… no, non piacevano affatto), ed una gran quantità di curiosi passanti, oltre ovviamente a tutti i primi membri della band ed alcuni di altri gruppi che ben presto sarebbero nati (vedi Skiantos, -più che altro Freak Antoni- , Confusional Quartet, SPAghetto, Windopen, etc.)”.

Via Clavature 20 e la guida Chiara

Oltre alla TraumFabrik, centrali nelle due storie che si intrecciano sono le sedi occupate del Dams, fondato da Benedetto Marzullo e da cui passarono diversi personaggi, tra cui Umbero Eco e Pazienza,

Una delle sedi del Dams, in via Zamboni 38

Piazza Verdi, disegnata nel fumetto Pompeo quando ancora c’erano i tre totem di Pomodoro e la storica sede della mensa universitaria (ora le Scuderie),

Il murales dedicato a Lorusso alla fine di Piazza Verdi, all’incrocio con via Zamboni

l’armeria di via delle Moline assaltata dagli studenti durante gli scontri dell’11 marzo del ’77.

L’armeria assaltata dagli studenti esiste ancora, si trova in via delle Moline

In questi posti si intrecciano la storia di Andrea, i fatti di cronaca nera – come l’omicidio di Francesca Alinovi e la leggenda del mostro del Dams -, le contestazioni all’allora segretario Cgil Luciano Lama, fino ad arrivare ad una sorta di epilogo, con i fervori artistici e le speranze ideologiche che improvvisamente si spengono e si trasformano in rabbia esattamente in via Mascarella, con l’omicidio di Francesco Lorusso, appunto l’11 marzo del 1977.

I fori dei proiettili che hanno ucciso Lorusso ancora visibili, in via Mascarella (incrocio con via Irnerio)

Un’ultima tavola consegnata a Linus in tutta fretta che racconta di Lorusso, radio Alice, l’occupazione del Dams, i tafferugli con la polizia.

La tavola frettolosamente consegnata a Linus dopo gli ultimi fatti dell’11 marzo 1977

Un percorso emozionante che racconta un pezzo importante di Bologna; un peccato solo che non sia rimasto qualcosa di tangibile legato ad Andrea nel centro della città. La casa dove ha abitato per anni è fuori mura, tra Santa Viola e Borgo Panigale (ve ne ho parlato qui, nell’articolo legato al mio quartiere). Tutto quello che possiamo fare è immaginare l’artista che frequentando e vivendo i luoghi toccati dalla visita guidata si è ispirato per le sue creazioni.

Ps. Ringrazio il mio amico Norberto dai lunghi capelli che sa fare delle belle foto.

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