Vacanze rumene: il mio itinerario di 10 giorni tra grappe, vampiri kitsch e tanta remota bellezza

Quando ho deciso di andare in vacanza in Romania anziché nelle soleggiate spiagge mediterranee, la domanda è stata sempre la stessa: IN ROMANIA? COSA CI VAI A FARE?

In realtà la Romania è un paese sorprendente, ricchissimo e variegato. Ricchissimo di storia, leggende ed arte; variegato nei paesaggi, ma anche a livello di ricettività e ristorazione, e ovviamente anche a livello di umanità, con il suo mix di etnie e contaminazioni inaspettate.

Non è una meta che consiglierei a chiunque: non è un paese facile, ha molte zone d’ombra, tantissimi difetti e contraddizioni. Bisogna saper osservare le differenze culturali senza giudicare e arrivare a conclusioni affrettate.

Eppure, nonostante qualche momento di disagio, sento che questo viaggio mi ha arricchito tantissimo. Ho abbattuto un sacco di pregiudizi, ho conosciuto persone indurite da una vita aspra che senza troppe moine ci hanno dato una mano. Ho ascoltato storie di sofferenza, di libertà negate e di riscatti. La Romania rappresenta davvero un’esperienza di viaggio potente e memorabile.

Per questo motivo, ho deciso di scrivere per i viaggiatori più curiosi il mio itinerario di 10 giorni in Romania, alla scoperta di posti strepitosi e ancora (relativamente) poco affollati:

L’itinerario in sintesi:

  1. Timisoara – castello di Corvino – Cluj Napoca
  2. Cluj Napoca
  3. Cluj-Napoca – Maramures
  4. Maramures
  5. Maramures – Sighisoara
  6. Sighisoara
  7. Sighisoara – Castello di Bran – Brasov
  8. Brasov – Bucarest
  9. Bucarest
  10. Bucarest-Partenza

 

Giorno 1: Timisoara – castello di Corvino – Cluj Napoca

Atterrati a Timisoara abbiamo ritirato l’auto che abbiamo noleggiato per tutto il tour tramite Klasswagen: una compagnia rumena che fa risparmiare e che consiglierei.
Gli uffici non sono in aeroporto, ma sono facilmente raggiungibili tramite una navetta shuttle che attende i viaggiatori all’uscita del gate.
Appena ci siamo messi alla guida, la prima brutta scoperta: le strade sono disastrate, gli automobilisti a dir poco anarchici. La cosa bizzarra è che sono attentissimi ai pedoni, si fermano SEMPRE anche inchiodando.
Un’altra cosa che ho subito notato è che c’è un sacco di gente che fa l’autostop.

Il castello di Corvino è stata la prima tappa, ed è veramente uno spettacolo per gli amanti del gotico: si erge sopra una piccola altura nel paese di Hunedoara e si può visitare quasi interamente, partendo dalle prigioni, alla sala dei Cavalieri, le torri e la sala delle torture.
L’architettura gotica ha subìto varie influenze rinascimentali e il castello è stato ricostruito e ristrutturato diverse volte a causa di vari incendi.

 

Peccato che la vista dal castello sia rovinata dalle acciaierie costruite esattamente di fronte e che, tra l’altro, sono il vanto della città, tanto da essere state stampate nel 1966 sulle banconote da 25 lei!

Dopo la visita al castello ci siamo diretti verso Cluj-Napoca, antica capitale della Transilvania e oggi città universitaria.
Il centro di Cluj-Napoca è vivace, pieno di bistrot, pub e ristoranti in palazzi signorili color pastello che ricordano le città asburgiche.

 

La piazza principale, piazza Unirii, è ariosa e ospita al centro la chiesa di San Michele e l’imponente statua equestre di Mattia Corvino.
I locali testati subito sono stati: il che Guevara social pub, affacciato proprio sulla piazza centrale, e Zama per cena, famoso per le zuppe ma anche per la cucina tipica rumena.

Giorno 2: Cluj-Napoca

Il secondo giorno ci siamo dedicati alla visita di Cluj-Napoca, partendo dalla Cattedrale ortodossa di Cluj in piazza Avram Iancu che ospita al centro la statua di Avram iancu (appunto) e dall’altro lato il teatro nazionale Lucian Blaga, costruito negli anni ’20.

Abbiamo proseguito poi in via Iuliu Maniu, famosa per gli edifici a specchio, che finisce in Piazza Unirii; arrivati nella piazza centrale, abbiamo visitato la chiesa di San Michele, uno dei più bei monumenti gotici della Transilvania.

Nella piazza si trova anche Casa Hintz, che ospita il museo della farmacia, l’edificio del vecchio Hotel Continental, il vecchio edificio del comune, la Banca Nazionale Romena, la Libreria Universitatii, il Museo d’arte, Palazzo Banffy e il vecchio Hotel Melody.

Nel pomeriggio siamo saliti su per la collina della Cittadella (la Ciutatea) per ammirare il panorama della città dall’alto.

Continuando, il Gradina Botanica Alexandru Borza (Giardino Botanico Alexandru Borza) è uno dei più grandi dell’Europa sud-orientale con circa 10000 specie di piante. All’interno un museo, numerose serre con piante tropicali, un giardino giapponese con un ruscello e una tipica casa giapponese, e un giardino romano con reperti archeologici della colonia romana di Napoca.

 

Verso sera ci siamo imbattuti in un locale steampunk veramente stiloso, l’Enigma, per un aperitivo, e abbiamo continuato a passeggiare fino al quartiere dei locali e della casa di Mattia Corvino in via Vasile Goldis, per cenare nel ristorante Casa Veche.

 

Giorno 3: Cluj-Napoca – Maramures

Da Cluj ci siamo spostati nella regione del Maramures: una regione aspra e autentica, di contadini e tradizioni, nel nord del paese al confine con l’Ucraina.

Si potrebbe dire che il Maramureş è l’angolo più tradizionale d’Europa. Nonostante sia difficilmente raggiungibile, il viaggio vale la pena per coloro che vogliono vedere un vero e proprio museo popolare a cielo aperto. È un paesaggio ondulato e punteggiato di mucchi di fieno.

Grazie al suo terreno accidentato e alla sua grande distanza da Bucarest, il Maramureş ha evitato la collettivizzazione agricola comunista – le persone tendono ancora a tenere i loro piccoli appezzamenti di famiglia a mano. I carretti trainati da cavalli e le mucche sembrano essere più numerosi delle macchine.

Uomini in tuta e cappelli di paglia ammucchiano il fieno sui loro carri di legno. Le donne indossano gli abiti tradizionali con gonne ampie e gonfie appena sopra il ginocchio e ceste piene di merci pesanti sulla schiena.

Sembra una versione europea del Paese degli Amish, in cui resistono tradizioni secolari. E le tradizioni esposte non vengono messe in risalto per i turisti: è l’autentico stile di vita della regione.

Una delle attrazioni più particolari della regione si trova a Săpânţa, un paese di appena 3000 anime a pochi km dal confine ucraino dominato dalle cime dei Carpazi: qui, nel pieno centro del paese si può visitare il Cimitero Allegro.

Il cimitero, una sorta di Spoon River europea, costituisce l’opera di tutta una vita di Ion Stan Patras, scultore, pittore e poeta; l’opera è continuata poi con Dumitru Pop, uno dei suoi discepoli.

 

 

Le croci sono scolpite in legno di quercia, versificate tramite incisione e dipinte con colori vivaci, tra cui predomina un blu cielo che i locali chiamano “blu Sapanta”; ogni croce riporta l’incisione di un epitaffio scritto in versi brevi di doina – una varietà di lirica del folklore rumeno – che contiene il nome e ciò che ha caratterizzato la vita della persona che si trova sotto la croce.

Alcuni epitaffi hanno anche un certo tocco di umorismo; questo, insieme ai colori vivaci che dominano questo museo a cielo aperto, ha fatto sì che il cimitero fosse rinominato cimitero allegro.

L’elemento caratteristico non è l’allegria, come si potrebbe pensare, ma il fatto di mettere in primo piano la vita anziché la morte. Un’idea che possiamo trovare già nell’antichità: i rumeni, infatti, quando annunciavano la morte di qualcuno, non dicevano “è morto”, ma “VIXIT = è vissuto!
La morte in questo caso diventa solo una conseguenza di una vita vissuta. Un ribaltamento di prospettiva che mi ha molto colpita.

Il paese vicino a Sapanta, Sighetu Marmatiei ospita il memoriale alle vittime del comunismo all’interno di un ex penitenziario della Securitate, la polizia politica del regime comunista.

Proprio qui infatti, nella notte del 5 maggio 1950 furono arrestati e condotti circa un centinaio tra politici e dignitari rumeni. Molti di loro vennero condannati a molti anni di prigione per “attività antisocialiste”, mentre altri furono rinchiusi senza nemmeno sostenere un regolare processo. La maggior parte degli arrestati aveva oltre 60 anni. I più importanti di questi prigionieri furono l’ex Primo Ministro Iuliu Maniu e l’ex Ministro degli Esteri Mihail Manoilescu, che vi morì nel 1953.

 

Giorno 4: Maramures

Il secondo giorno abbiamo fatto un giro del vero gioiello della regione: le famose chiese in legno (biserica de lemn), patrimonio UNESCO.

La scelta di utilizzare il legno nella costruzione deriva dal divieto imposto dalla corona d’Ungheria (quando la regione apparteneva al Regno d’Ungheria) di costruire edifici sacri ortodossi in pietra in quei territori.

Le chiese sono formate da pannelli spessi, la loro principale caratteristica è l’altezza delle torri che sovrastano l’entrata ed i possenti e aguzzi tetti che fanno sembrare piccolo il resto della chiesa.

All’interno le chiese sono piccole e buie, le pareti basse dipinte con scene bibliche in stile naif e iconografie dei santi adornate da tessuti ricamati, i pavimenti ricoperti di tappeti dai colori vivaci; sia i tappeti che i tessuti ricamati sono donazioni delle pie donne dei villaggi.

Le chiese che abbiamo visitato sono quelle di Desesti (dove abbiamo soggiornato), Budesti, Calinesti, Rogoz, e per finire il monastero di Barsana.

Seguendo i consigli di Rick Steves abbiamo anche fatto una piccola deviazione per assaggiare la tuica, la grappa di prugne tipica del posto; quella più famosa della zona del Maramures è quella prodotta nel paesino di Sarbi, precisamente nella distilleria di George, un simpatico personaggio che non parla una parola di inglese ma che sa essere molto ospitale!

Giorno 5: Maramures-Sighisoara

Una delle sette città tedesche originali della Transilvania è Sighişoara, forse la città turistica più popolare di tutta la Romania.

Sì, è stato un trauma passare dalla Romania più autentica e remota ad un piccolo centro forse eccessivamente affollato.

Il bellissimo borgo medievale, patrimonio UNESCO, di per sé è sorprendente: il centro storico, contenuto all’interno della sua collina fortificata, è perfettamente conservato ed è caratterizzato da casette colorate, viuzze, una splendida torre dell’orologio e una magnifica vista sulla città.

Passiamo ai lati negativi: devo dire con onestà che mi sembrava di stare a San Marino; purtroppo la qualità media dei ristoranti scende vertiginosamente e il prezzo sale parecchio (certo, per noi sono sempre prezzi super accettabili, ma in confronto al resto del viaggio la differenza si è sentita) e ha parecchi lati kitsch – che a me sinceramente fanno sorridere e credo facciano anche parte del gioco – però diciamo che mettere un finto vampiro che spaventa i turisti nella casa natale di Vlad Dracul non è una cosa che tutti potrebbero gradire…

Giorno 6: Sighişoara

Il secondo giorno abbiamo bighellonato per il paese, scoprendo e fotografando come dei giapponesi impazziti tutte le viuzze della città vecchia, indugiando sui panorami e scendendo anche nelle zone più residenziali di Sighisoara.

Qualche consiglio: il ristorante Boulevard è stato una bella scoperta. Il locale si trova nella parte bassa della città, ma sempre in centro, è molto curato e i piatti sono abbondanti e buoni. Abbiamo soggiornato al Venesis House, un BnB molto spartano ed essenziale ma pulitissimo.

 

Giorno 7: Sighisoara – Castello di Bran – Brasov

Il giorno seguente abbiamo ripreso la strada verso il castello di Bran. Una vera nota dolente del mio itinerario, che sconsiglio per diversi motivi: innanzitutto non è il vero castello di “Dracula”. Abbiamo fatto una coda sotto al sole cocente ai limiti del collasso, durata quasi un’ora.
Il castello non si può neanche osservare con calma per via della folla intenta a farsi frenetici selfie e foto di gruppo. Un incubo.

Siamo scappati subito dopo averlo visitato per dirigerci verso Braşov, altra città rinomata per il turismo, ma decisamente meno asfissiante.

I punti salienti di Braşov, nel caso in cui il tempo scarseggi e sia solo una tappa di passaggio, com’è stato nel nostro caso, sono i seguenti:

il centro storico, partendo da Piata Sfatului, una vasta piazza circondata da bistrot e ristoranti, che costituisce il cuore medievale della città. Al centro della piazza svetta casa Sfatului con la torre del trombettiere. Poco a sud della piazza, il simbolo della città, la Biserica Neagra, ovvero la chiesa nera, la più grande chiesa in stile gotico della penisola balcanica.

 

Non lontano dalla piazza centrale è possibile passare attraverso la strada più stretta di Braşov e una delle strade più strette d’Europa, strada Sforii, il cui punto più stretto misura 111 cm.

La “Fortezza della cittadella di Braşov” – Cetăţuia Braşovului offre un buon punto panoramico, peccato che la fortezza sia chiusa, a quanto pare già da un paio d’anni.

 

Giorno 8: Brasov – Bucarest

Ripartiti per Bucarest. Abbiamo lasciato la capitale per ultima, un po’ per gioco di incastri nell’itinerario, un po’ perché di mio preferisco prima assaporare i gusti più remoti e autentici di un paese e passare in seguito all’esplorazione urbana, e ai divertimenti.

Bucarest in questo sicuramente non delude: siamo partiti il primo giorno con la visita del quartiere Lipscani, dove abbiamo anche soggiornato.

Il quartiere non ha orari: evitate di soggiornare qui se avete il sonno leggero. I locali rimangono aperti fino alle 6 del mattino con tanto di musica a palla e caciara infernale.

A parte questo, nel quartiere ci sono tanti punti di interesse, a partire dalla strada coperta Hanul cu Tei, costruita nel 1833 da due commercianti e in cui oggi troviamo antiquari e negozi di materiale artistico.

In Strada Franceza, chiamata così per i mercanti francesi che vi si stabilirono, troviamo il Muzeul Palatul Voievodal Curtea Veche (Palazzo Museo della Vecchia Corte Reale). La vecchia corte fu residenza anche del principe Vlad III (l’impalatore), ricordato con una statua posta di fianco al museo.

Proprio accanto la chiesa più antica di Bucarest Biserica Curtii Veche (Chiesa della Vecchia Corte). La sua alternanza di pietra e mattoni richiama lo stile bizantino. A pochi passi c’è l’entrata di Hanul lui Manuc, che deve il suo nome ai mercanti armeni che la costruirono nel 1808: è l’unico caravanserraglio completo rimasto in Romania.

La minuscola ma proporzionata Biserica Stavropoleos si trova all’angolo tra Strada Stavropoleos e Strada Postei. La chiesa, un vero gioiellino costruito nel 1724 come monastero dei monaci greco-ortodossi, vanta molti bei particolari tra cui colonne in pietra decorate, archi in stile orientale, affreschi e un bellissimo chiostro porticato su un lato.

Se siete stufi di andare per chiese vi consiglio la graziosissima libreria Carturesti


e il Kitsch museum: il nome mantiene le promesse. Il museo racconta la parte più kitsch del paese, a partire dai souvenir di Dracula, agli interni delle case rumene anni ’60 con suppellettili a forma di strani pesci in vetro, ai look tamarri dei giovani rumeni in stile Geordie Shore.

C’è anche uno spazio dove agghindarsi come un real tamarro rumeno e scattarsi graziose foto ricordo (scusate, pubblico per dovere di cronaca):

Per un aperitivo da favola con vista sui tetti della città consiglio il Pura Vida Sky bar, il bar su terrazza più fotogenico di Bucarest reso famoso da Instagram. La vista merita davvero, specialmente all’ora del tramonto, veramente romantico.

Per una cena tradizionale, il ristorante ‘Care cu bere è un’istituzione: piatti tradizionali e musica tipica, ideale soprattutto per chi non ha il tempo di esplorare le zone più remote del paese.

 

Giorno 9: Bucarest

La mattinata del secondo giorno è stata completamente assorbita dalla visita al mastodontico Palazzo del Parlamento, ovvero l’ex Palazzo del popolo di Ceausescu. L’ex palazzo di Ceauşescu, con 1100 stanze e alto 12 piani è il secondo ufficio amministrativo più grande al mondo, dopo il Pentagono.

Ceauşescu prese il potere nel 1965 e durante i suoi 24 anni di dittatura il suo ego non smise mai di crescere. Divenne dipendente da enormi progetti senza budget. Dopo una visita in Corea del Nord, decise di distruggere la maggior parte del centro storico di Bucarest per creare il suo enorme centro urbano seguendo l’estetica di Pyongyang, con larghi viali e blocchi di appartamenti in pietra. Il culmine del suo piano principale era costruire un immenso palazzo con più di mille stanze, adatto per un dittatore impazzito.

Per costruire il suo sogno Ceauşescu affamò la sua gente. Per più di sei anni, dal 1983 all’89, migliaia di lavoratori vi lavorarono 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Quando finalmente venne inaugurato al pubblico nel 1994 – cinque anni dopo la morte di Ceauşescu – il popolo rumeno rimase sorpreso e disgustato.

Oggi, le visite guidate conducono visitatori a bocca aperta in questi spazi vasti e vuoti. La visita copre circa il 3% dell’edificio e si concentra sulle sale di rappresentanza, opulente e sfarzose come un castello.

Per visitare il Parlamento è consigliabile presentarsi con anticipo in biglietteria, poiché le visite guidate partono ogni quarto d’ora, ma quelle in italiano sono rare (se non ricordo male una al giorno, a metà mattina).

Piazza della rivoluzione – piata Revolutiei – è stato uno dei posti di Bucarest che più mi ha emozionato.

La piazza infatti ospita la sede del Ministero degli Interni, condannata ad essere associata per sempre a Ceausescu, poiché in questo edificio il dittatore tenne l’ultimo discorso affacciato alla terrazza.
La piccola piramide davanti ricorda i cittadini che morirono durante la Rivoluzione del dicembre 1989.

Sul palazzo di fronte può essere visto ancora oggi il ricordo della follia di quei giorni, cioè i fori di proiettile delle pallottole usate dai fedelissimi di Ceauşescu per cercare di disperdere la folla, mentre il Memoriale della Rinascita, un monumento alto 25 metri costruito a ricordo di quei giorni, svetta sulla piazza.
Sempre in piazza troviamo anche il Museo nazionale d’arte, l’Università e lo scheletro dell’ex palazzo degli archivi della Securitate, ora integrato in un’architettura contemporanea.

Calea Victoriei è la via dello shopping della città, la parte più parigina di Bucarest: 3 km. di negozi, caffè e gallerie coperte come l’elegante Pasajul Macca-Vilacrosse o Pasajul Victoriei, con i suoi coloratissimi ombrelli:

 

Per cena consiglio un ristorante vegan molto particolare, nel quartiere Lipscani: Aubergine, che offre un menu variegato e gustoso, e interni stilosissimi e curati.

A chi piace il genere, il pub Private Hell consente di non muoversi dal centro e di ascoltare musica metal in totale relax, alla faccia della musica da meditazione.

 

Giorno 10: Bucarest-Bulgaria

L’ultimo giorno solitamente lo dedico allo shopping: in questo caso voglio soffermarmi su due posti in particolare, che consiglio.
Il primo è una specie di mercatino delle pulci al chiuso. Si tiene tutti i giorni nel centro storico, proprio di fronte alla banca nazionale della Romania, il Bazaar.


Qui troverete qualsiasi cosa, da marionette Cina, vecchie macchine fotografiche, vecchie monete, dipinti, gioielli vintage, argenteria, artigianato e molto altro ancora. Per chi è a caccia di buoni affari è un must. Aperto tutti i giorni dalle 12,00 alle 22,00 in via Doamnei all’incrocio con via Smardan.

Come sempre poi mi piace portare a casa un souvenir musicale. Qui ho trovato un paio di negozi di dischi che hanno fatto al caso mio: RockShop, un negozietto specializzato nel genere, ma soprattutto Magazinul Muzica, più grande e fornito, in cui ho scoperto gli Spitalul de Urgență, una band pop rumena che integra elementi di musica tradizionale rumena, rock e folk balcanico.

In realtà la mia vacanza è poi continuata in Bulgaria, ma vi racconterò meglio di questo paese bizzarro nel prossimo post 🙂
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2 risposte a “Vacanze rumene: il mio itinerario di 10 giorni tra grappe, vampiri kitsch e tanta remota bellezza”

  1. […] l’ultima tappa di un tour parecchio lungo, iniziato in Romania (ve ne ho parlato da poco qui) e continuato poi sul Mar Nero: è stata la chiusura perfetta di una vacanza variegata e piena di […]

  2. […] Lo Schweine Museum si vanta sul sito di essere “il più grande museo suino al mondo” (perché, ce ne sono altri?!) ed è uno dei musei più kitsch che io abbia visitato in vita mia – ad eccezione del museo del Kitsch di Bucarest, ve ne ho parlato in questo articolo. […]

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