Pensavo fosse bella, invece è straordinaria: appunti e memorabilia da Marrakech

Marrakech.

E’ sempre stata una mia fissa fin da ragazzina, forse affascinata dai racconti di una persona che ci era stata negli anni 70 col furgoncino icona di quel periodo.

Finalmente due settimane fa ci sono atterrata, insieme alle due femmine della mia vita, mia mamma e mia sorella.

Due settimane e ancora ho il magone a pensarci.

La mia Marrakech è stata un arcobaleno di emozioni. Mi sono ritrovata a piangere davanti a un succo alla mandorla che mai avevo assaggiato prima, alla faccia del nostro latte di mandorla.

Ho riso fino a farmi la pipì addosso sulla terrazza del riad, non ricordo nemmeno per cosa, ero troppo stanca per annotare da qualche parte il motivo.

Sono rimasta a bocca aperta davanti alla bellezza del Jardin Majorelle.

Ho avuto paura quando ci siamo perse nei vicoli della Medina appena arrivate.

Non avevo un’idea precisissima del posto in cui stavo per andare, appositamente non mi sono documentata troppo per non rovinarmi la sorpresa. E in effetti la sorpresa l’ho avuta. Non c’è nessuna guida che ti faccia davvero capire come sia davvero Marrakech. Certo sono partita con la lista delle cose assolutamente da vedere, e i posti più instagrammabili, ma trovarmi poi là fisicamente è stata tutta un’altra storia.

Ero partita pensando a Marrakech come la città più “europea” dell’Africa, quella un po’ più vicina ai nostri costumi, magari un po’ chic e turistica, e invece non è affatto cosi. Le foto belle che vediamo su Google sono solo un piccolo aspetto di questa città.
Perché sto dicendo questo? Perché a Marrakech, o per lo meno alla Medina, il tempo sembra essersi fermato. Perché qua tanti artigiani invece di avere un furgone per lavorare hanno un carretto con un asinello. Perché la vita è scandita dai ritmi del Ramadan e dai canti di preghiera. Perché qua alle 5 del mattino, in pieno centro città, venivo svegliata dal canto di un gallo; perché qua i bambini giocano a pallone per strada.
E’ un po la città che piacerebbe vivere a me. L’umanità per strada. Una meraviglia.

E’ stato anche meraviglioso assistere a tre risse in tre giorni, ma questo fa parte del gioco. Tre risse belle cariche che poi si sono spente subito da sé senza nessun rancore, almeno questo è quello che mi è sembrato, o che mi piace credere.

Vorrei darvi qualche sprazzo di quello che è la città rossa dicendo qualcosa di nuovo rispetto alle guide.

Marrakech è un mercato dove puoi trovare galline da scegliere al momento, puoi trovare piccole macellerie che espongono in strada i loro pezzi migliori.

Proprio in strada eh, proprio dove passano anche i motorini.
Incredibile.

 

Marrakech è cercare di attraversare la place Jemaa El Fna cercando di divincolarti dai mille inviti a sederti a mangiare, a provare tatuaggi all’henné, e ballare danze berbere. Direi anche cercare di fuggire quando cercano di appiopparti quelle simpatiche scimmiette per fare una foto.

Non ho mai detto tanti NO come a Marrakech, perché qua è cosi. Ti placcano da tutte le direzioni. Cercano di venderti qualsiasi cosa, e contrattare quasi quasi diventa un po’ come socializzare.

Alla fine per noi è stato cosi, ma solo alla fine, quando abbiamo capito le regole del gioco.

Marrakech è una città impegnativa.

E’ impegnativa perché non ci sono scritti quasi mai i nomi delle strade, e orientarsi è un vero e proprio casino. Chiedere informazioni, ancora peggio. Per loro un semplice “vai dritto e gira la prima a destra” diventa un barcamenarsi senza successo tra vicoli, passaggi, archi, e quant’altro, per riuscire poi ad arrivare alla meta quasi per caso. Dire dopo mezz’ora di camminata : ah eccolo qua il Naima. (Abbiamo cercato questo posto per un bel po’, vi giuro che orientarsi nei souk è molto difficile, per cui è consigliabile acquistare una sim locale con traffico dati e affidarsi a google maps).

Marrakech è impegnativa perché ti rendi conto di quanto la loro idea di igiene sia diversa dalla nostra.
Marrakech è impegnativa perché spesso abbiamo dovuto sostenere gli sguardi di questi uomini e tirare dritto col cuore in gola.
Ma questa città mi è rimasta nel cuore, e quando riguardo le tremila foto scattate (giuro sono tremila) mi scende una lacrima; dovete anche sapere però che sono molto sentimentale.

Bisogna dire che alcuni quartieri non sono esattamente consigliabili, soprattutto per tre donne che girano sole, due delle quali coi capelli rosa. Nella Mellah, quartiere ebraico a sud della nota piazza Jemaa El Fna, abbiamo vissuto momenti al cardiopalma.
Lo stesso per il quartiere delle concerie, le Tanneries. Qua bisogna diffidare totalmente da chiunque si avvicini per cercare di aiutarvi. Io ho creduto per giorni di essere stata una fessa totale nel fidarmi di un uomo che si è mostrato prima molto cordiale e disponibile, e poi ci ha praticamente estorto 40 euro; in realtà poi ho letto che è capitato a molti turisti. Ecco cosa succede in breve in questa zona: il povero turista viene accalappiato da una persona che lo porta nelle concerie, dove una seconda persona gli fa una breve presentazione del lavoro svolto; il turista poi viene portato nel negozio dove trova il prodotto finito. Quasi
costretto a comprare, il povero turista una volta uscito si trova costretto a dover pagare tre persone che agiscono in modo un poco poco intimidatorio.

Le perle di Marrakech

Ma a parte queste piccole note che ogni viaggiatore vorrebbe sapere prima, parliamo di una meta ricca di colori, di profumi, di angoli adorabili. Vi snocciolo alcune delle perle che siamo riuscite a vedere correndo come delle pazze!

In primis il Palais de la Bahia, un tripudio di marmi decorati e lavorati, soffitti di legni di faggio e di cedro dipinti, vetrate di cristallo e zelliges; cortili lussureggianti con alberi di arancio, cipressi, banani, ibisco e gelsomini. Insomma cosa si dovrebbe voler di più di una reggia del genere? Versailles gli fa una pippa!

Il Jardin Majorelle: il giardino ideale per ogni fanatico delle piante grasse. Si tratta del giardino botanico ideato dal pittore Jacques Majorelle e creato attorno alla sua villa, caratterizzata dal colore blue Majorelle, ideato dal pittore nel 1937. L’area fu poi acquistata da Yves Saint Laurent nel 1980. Il giardino è l’eden delle cactacee. Vi troverete davanti agli occhi bambù altissimi, cactus, banani e piante di aloe. Il tutto in dimensioni non gestibili da mani umane. Un posto divino.

Una delle tappe consigliate dalla guida sono le Tombe dei Saaditi. Belle. Bella la sala con le 12 colonne.

Rue Mouassine: lungo questa via troverete l’essenza dell’artigianato e delle attività tipiche, un girone dantesco per gli amanti di tutto ciò che è tipicamente marocchino, dalle babouche alle borse, dai tappeti ai gioielli d’argento. Non si sa dove girare la testa. Si può anche trovare un momento di ristoro al Café Fnaque Berbere, un posticino bohemien dove una volta fatte le due rampe di scale vi troverete su una terrazza minuscola ma con una vista mozzafiato, quasi migliore di quella della place Jemaa El Fna. Qua abbiamo assaggiato piatti buonissimi: la tajine di pollo al limone confit e la tajine kefta ovvero polpettine speziate con uova e pomodoro. I ragazzi che ci lavorano ci sono sembrati un po’ suonati però hanno cucinato da dio.

Beccate!

Proseguendo lungo la via troverete il quartiere dei tintori, molto suggestivo, e il Café des Epices, dove vi sentirete molto chic all’ombra dei cappellini di paglia disponibili per i clienti, mentre assaggerete un bel tè alla menta. Qua si scatta la foto per Instagram, per forza.

In questa zona c’è anche la fontana Mouassine, una fontana pubblica tra le più grandi di Marrakech.

Da non perdere il Ristorante i Limoni. L’atmosfera in questo ristorante è magica e molto romantica.
Noi abbiamo mangiato nel cortile, ornato appunto da alberi di limoni e lanterne; tutto molto curato e pulito. Un’oasi in mezzo al caos e al trambusto della Medina, questo locale è una gioia per gli occhi; abbiamo conosciuto il proprietario, un architetto di Bologna trapiantato a Marrakech. Carino!


Un altro localino dove far tappa è anche il Cafe Clock, nel cuore della Kasbah: il personale è simpatico e gentile, e sembra uno di quei posti frequentati da studenti universitari, con musica occidentale. Pur mantenendo lo stile marocchino, con divanetti in ferro battuto e cuscini e tappeti berberi, è un bar/ristorante moderno dove trovare anche cibi più vicini alla nostra tradizione, anche se la specialità è l’hamburger di cammello.

E in Bab Doukkala abbiamo avuto un assaggio di ciò che è veramente la vita a Marrakech, una vita che va ben oltre ai souk, alle scimmmiette e ai denti venduti su un tavolino in place jemaa el fna. Questa via è un immenso mercato dove vedrai – come ho anticipato prima – dei bei pezzi di carne che ciondolano in strada praticamente a fianco ai passanti, nessuna traccia di igiene, cibo preso ovviamente con le mani dai venditori, galline e testine di agnello, spezie e pasta venduta sfusa, motorini che ti fanno il pelo mentre cerchi di appiattirti contro il primo muro libero, asinelli parcheggiati quasi fossero automobili, operai a lavoro in strada mentre le donne si affannano a terminare i loro acquisiti.

Se vi trovate qua verso l’ora di pranzo bisogna per forza passare dall’Henna Café, dove ho trovato un hummus e dei felafel strabuoni, divorati in compagnia di due simpatiche tartarughine. Una donna anziana mi ha fatto un tatuaggio all’henne tanto carino.

Se volete fare i turisti all’ennesima potenza, ciò che non può mancare è una bella cammellata nella Palmeraie di Marrakech, nella zona nord e fuori dalla città. Conviene prendere un taxi per raggiungere questa zona. Col taxista che ci ha portato la abbiamo avuto piacevoli qui pro quo grazie a google traduttore: gli abbiamo chiesto quanto volesse per attenderci e riportarci in riad, ma è stato tradotto in “vogliamo una tartaruga con fotocamera”, e lui ci ha risposto con un “quanto volete per avere rapporti sessuali” , tutto bello sorridente … Che ridere… ora..

Naturalmente una volta presa confidenza col posto e con la gente la cosa più bella da fare a Marrakech è girare per le vie dei souk, e con la sicurezza di un google maps in tasca, perdersi nelle vie e curiosare in mezzo alle migliaia di oggetti tipici e souvenir. Io sono rimasta affascinata dalla vivacità e dalla frenesia della place Jemaa El Fna, e ovviamente il tramonto col minareto e i gabbiani sono una pietra miliare da non perdere.

Che dire, l’ultimo consiglio che posso dare è relativo al riad MATINS DE MARRAKECH, che ci ha ospitate per quei tre giorni. Il personale è stato gentilissimo. Pensate che una volta a colazione abbiamo chiesto delle uova strapazzate. Il ragazzo che ci stava servendo ci dice “va bene” e sparisce per un po’. Dopo una mezzora buona torna scusandosi, e dicendo che non aveva le uova e che era andato a prenderle al mercato. Lo abbiamo amato!!!
Oltre a questo estemporaneo momento di innamoramento posso dire che la struttura è tipicamente marocchina, c’è tutto quello che ci si aspetta da un riad tipico: piastrelle colorate, cortile interno con fontana decorativa, piante e uccellini, vetrate colorate, porte incise e archi a forma di ferro di cavallo. Il tutto coronato da una bellissima terrazza con piscinetta e lettini da sole.

Qua ci hanno servito le nostre colazioni e ci siamo sentite per tre giorni delle regine.

5 risposte a “Pensavo fosse bella, invece è straordinaria: appunti e memorabilia da Marrakech”

  1. FANTASTICO!!!!!!!!

  2. Un racconto che rapisce e fa venir voglia di partire immediatamente per poter scoprire questa città descritta con emozione, stupore e gioia!
    <3

  3. Valerio Achille Semenzin dice: Rispondi

    Nellina, sei fantastica!!
    Bravissima…Emozionatissima…Elegantissima!!
    Continua a scrivere…sarò sempre tuo fan!!!

  4. Pinna Tiziana dice: Rispondi

    Complimenti Anto ! Sai cosa penso di questo posto , ma come lo hai raccontato tu mi vien voglia di partite anche in questo momento …..sono contenta x la tua fantastica vacanza xche ‘so quanTo tu ci tenessi ! Evviva viaggiare🌍🌍🌍

  5. […] al Marocco, oggi proponiamo una ricetta carica di profumi. Un salvacena velocissimo e semplice, un piatto […]

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