Borgo Panigale, guida al quartiere: dalle due ruote ad Andrea Pazienza. Con mappa

Lontano dagli scorci-cartolina, dai ristoranti consigliati dalle blasonate guide gastronomiche, dalle vie e dai locali più instagrammabili, si cela molto dell’anima di una città.

Partendo da questa mia idea, ho deciso di dare spazio anche ai quartieri meno battuti e meno conosciuti di Bologna, per svelare posti, storie e curiosità quasi mai citati.

Il primo del quale vorrei parlare è ovviamente quello che conosco meglio, quello in cui vivo: Borgo Panigale, o Båurg Panighèl per gli autoctoni.
Ci vuole tempo per apprezzare un quartiere come quello in cui mi è capitato di trasferirmi praticamente per caso.

Anzi, a dire il vero l’impatto è stato un po’ spiazzante:

 

Una delle prime sublimi visioni in cui mi sono imbattuta appena dopo il trasloco

A prima vista Borgo Panigale si presenta come un quartiere residenziale, anche un po’ anonimo: si tratta infatti di un vasto ex comune accorpato alla città di Bologna in epoca fascista, da sempre abitato perlopiù da operai.

Settimana dopo settimana però ho scoperto che anche l’estremo Ponente della città ha i suoi punti di interesse e le sue peculiarità, che ho deciso – con infinita benevolenza e magnanimità – di condividere qui con voi:

 

Ducati e Museo Ducati

Parto dal simbolo del quartiere, anche un po’ per dovere: chi dice Borgo Panigale dice Ducati, e nonostante le due ruote non siano esattamente tra i miei interessi ne riconosco l’importanza.
Lo stabilimento di Borgo Panigale venne realizzato nel 1935, e attualmente ospita la sede della Ducati Motor Holding Spa e la Ducati Energia Spa.

Oltre alle nozioni di storia industriale, è da notare che qui ha sede anche il Museo Ducati: l’esposizione, inaugurata nel ’98 è un viaggio nel mito che ripercorre i 90 anni dell’Azienda.

Credit: Wikimedia

 

Si tratta di un’esposizione permanente allestita in sette sale, che raccoglie numerosi modelli delle motociclette della casa e altri oggetti.
Nel 2016, in occasione dei 90 anni di Ducati, il museo Ducati è stato completamente rivisto, e oggi si presenta in una nuova veste e con nuovi percorsi espositivi. Aperto in anteprima a luglio per i partecipanti al WDW2016, il museo è stato ufficialmente inaugurato il 23 settembre.

Credit: Wikimedia

 

Un’altra cosa interessante è che, oltre al Museo, anche la fabbrica è aperta a tutti gli appassionati che vogliono vedere come nascono le Ducati di oggi. Come si legge sul sito infatti “… lo stabilimento da molti anni è meta di pellegrinaggio per motociclisti e appassionati da tutto il mondo. Le visite guidate all’interno della fabbrica permettono di scoprire non solo come nasce una moto Ducati, ma anche di immergersi in un momento di vita aziendale insieme agli uomini e alle donne che ogni giorno lavorano a Borgo Panigale. Durante la visita potrai vedere le diverse fasi di lavorazione e di assemblaggio dei motori, le linee di montaggio dei veicoli, i test di collaudo, e scoprire persino dove è situato il mitico Reparto Corse, all’interno dello stesso stabilimento. Insieme alla visita al Museo, la visita allo stabilimento completa la Borgo Panigale Experience, una esperienza unica ed emozionante da vivere per tutti gli appassionati di moto e di Ducati.”

 

Sede storica della Fabbri

Un’altra storica azienda emiliana: la Fabbri (ora Fabbri 1905) famosa in tutto il mondo per le amarene nell’iconico vaso bianco e blu, ha scelto di aprire qui a Borgo Panigale, negli anni ’20, il suo storico e primo stabilimento con produzione. La sede, infatti, venne aperta da Gennaro Fabbri dopo il trasferimento dalla prima drogheria di Portomaggiore, e ospita ancora oggi gli uffici e i masterclass organizzati dall’azienda, soprattutto per baristi e bartender.

L’esterno, proprio sulla via Emilia Ponente, è molto pittoresco, con il gigantesco vaso situato proprio di fianco all’ingresso.

Credit: Wikimedia

Chiosco ai Pini

Una delle prime cose che ho scoperto dopo il mio trasloco è che una cena classica con gli amici qui a Bologna è “la tigellata“, vale a dire la cena informale a base di tigelle e crescentine con salumi e formaggi (lo specifico per i forestieri). Non dico che sostituisca la pizzata in quanto a popolarità, ma siamo praticamente allo stesso livello. Una delle tigellerie storiche della città si trova proprio nel mio quartiere, ed è il famosissimo “Chiosco ai Pini”.
Credit: Chiosco ai Pini

Il chiosco, situato all’ingresso dell’omonimo parco, si presenta esattamente come da nome. In realtà è ormai punto di riferimento per molti bolognesi, ed è famoso per la quantità e la qualità: gli interni sono abbastanza curati, la conduzione è familiare e informale e, ad un prezzo fisso, verrete inondati di salumi, formaggi, pesti, ragù, sottaceti, salse salate e dolci per farcire le amatissime tigelle e crescentine.

Credit: TripAdvisor

Io lo adoro e lo consiglio sempre a chi viene da fuori per una serata da bolognesi doc. E’ talmente amato comunque che bisogna ricordarsi sempre di prenotare, altrimenti è anche inutile provarci, è preso d’assalto (a volte anche in settimana).

Teatri di vita

Dietro il chiosco, il parco dei Pini nasconde la nuova sede dei Teatri di vita, precedentemente in via del Pratello e ora situato in un complesso di ex-piscine comunali ristrutturato.

Fondato nel 1993 dal regista Andrea Adriatico, il nome rimanda al grande Pier Paolo Pasolini, così come le tematiche sulle quali sono imperniati gli spettacoli, rivolti soprattutto alla drammaturgia contemporanea proveniente da tutto il mondo: Beckett, Pasolini appunto, Koltès… Viene considerato uno dei teatri italiani di medie dimensioni più funzionali e meglio esteticamente organizzati. Al suo interno sono presenti due sale (Sala Pasolini e Sala Tondelli) e una foresteria.

Teatri di Vita propone un programma di attività spettacolari e didattiche ricche e curiose, qualificate e innovative, piene di stimoli e opportunità di conoscenza di altre culture.

 

Per vedere il calendario degli spettacoli clicca qui

 

Villa Pallavicini (e Taverna del Castoro)

La settecentesca villa Pallavicini, situata tra Borgo Panigale e Rigosa, è raggiungibile da via Marco Emilio Lepido, percorrendo un lungo e pittoresco viale alberato.

 

Appena prima dell’ingresso alla villa, una grande palestra sulla sinistra rivela le vere intenzioni di aggregazione che oggi adempie il maestoso edificio.

Nel 1955 la villa fu donata all’Arcivescovo di Bologna Cardinale Giacomo Lercaro che – in considerazione dei problemi sociali di allora – decise di destinare il complesso stesso a tre finalità: una “casa” per i giovani bisognosi (dell’appennino, del meridione), un “centro professionale” (i giovani debbono imparare un lavoro), una “POLISPORTIVA” (con lo scopo di propagandare e praticare l’attività sportiva intesa come mezzo di formazione fisica e morale della gioventù, nello spirito dei principi Cristiani, prefiggendosi – fra l’altro – di promuovere un sano impiego del tempo libero e favorire la crescita culturale ed umana degli atleti e loro famigliari).

 

La Taverna del Castoro, il ristorante situato a fianco della villa, è gestita dalla Cim, una cooperativa di Solidarietà Sociale, nata nel 1988 per favorire l’integrazione di persone con fragilità. Attraverso l’inclusione nel mondo del lavoro di persone svantaggiate la cooperativa opera senza fini di lucro per il raggiungimento di una società più giusta e accogliente verso tutti.

 

 

Mi è capitato di cenare qui e ho trovato piatti ben eseguiti della tradizione locale, oltre ad una bottega al piano superiore, con pezzi di artigianato realizzati dai ragazzi. Insomma, qui si può mangiare bene e fare shopping sostenendo anche dei progetti bellissimi. Cuori cuori cuori.

 

Giganti della Strada

La controversa installazione a opera di Andrea Capucci troneggia sulla rotonda Gasbarrini in uscita dalla città, in direzione Lavino di Mezzo.
Il grande monumento è stato concepito per omaggiare la categoria degli autotrasportatori: la Pioppa infatti è un punto simbolo dell’autotrasporto bolognese, poiché proprio qui si sono svolte fin dagli anni ’70 le più importanti manifestazioni sindacali delle imprese dell’autotrasporto a Bologna. L’opera ha sollevato non poche critiche e perplessità dal 2010, anno in cui l’artista modenese vince la sfida lanciata dalla Cna-Fita.

 

 

«Il gigante della strada — ha spiegato Capucci — è in realtà l’uomo, è lui che porta a spasso il camion, se lo tiene sulle spalle e se lo porta in giro, metafora esistenziale del viaggio e del lavoro. E’ un omaggio all’uomo e alla sua capacità di inventare oggetti e forme necessarie alla sua esistenza e ai suoi bisogni. Un’opera che coniuga arte e tecnologia, ma interpreta anche il ruolo sociale dei lavoratori della strada, la centralità della piccola impresa, l’attività delle associazioni di categoria».L’opera, un gigante di 9 metri con scheletro in alluminio e camion caricato sulle spalle a mò di zainetto, è anche arrivata in finale per il “Monumentellum”, concorso social lanciato nel 2017 dalla trasmissione di Pif “I provinciali” per votare il monumento più curioso e originale d’Italia (vinto poi dalla SALAMA DA SUGO GIGANTE nel Ferrarese, ndr):

 

La salama vincitrice. Credit: estense.com

 

Manifattura Birre Bologna

Una novità nel quartiere di cui sentivamo veramente l’esigenza come di una boccata d’aria fresca, e infatti lo includo subito nella lista.

Manifattura Birre Bologna è un birrificio artigianale situato all’estremità del quartiere, in direzione aeroporto. è l’ideale per poter bere qualcosa di qualità senza dover affrontare traffico, barbe e tatuaggi marinareschi del centro.
Michele, il birraio e fondatore del birrificio, è una persona disponibile e dimostra una grande passione per quello che fa. Nel micro-micropub di via della Salute verrete accolti con grandi sorrisi, un’offerta brassicola di tutto rispetto che include weiss, kolsch e american pale ale, e, se vi viene fame, anche taglieri e dolci golosi.

 

Credit: MFB

 

Le birre sono prodotte senza conservanti e coloranti; sono prodotti non pastorizzati e non filtrati, perché la loro filosofia è produrre birra nel modo più naturale possibile.
Gli interni del micro-micropub sono semplici ma curatissimi, caratterizzati da tonalità fresche e dallo stile contemporaneo e industrial.

 

Credit: MFB

 

Terme san Luca di via Agucchi

A Borgo Panigale c’è anche spazio per rilassarsi e concedersi qualche ora di coccola. La tradizione termale bolognese ha più di duemila anni: risale infatti all’epoca dell’imperatore Augusto, e le Terme di San Luca in via Agucchi sono uno dei 5 centri termali in città.

La struttura comprende una grande piscina wellnes 38° C,  fiume Grand Canyon, grotta della respiroterapia, sauna, bagno turco, Oasi Kneipp, percorso inferno/paradiso, pozzo degli audaci, jet spa e sala relax con tisana.

Se poi siete anche degli sportivi, sempre nella struttura organizzano corsi in piscina e c’è anche una sala fitness per un benessere a 360°.

Io preferisco mettermi a mollo nelle bolle, comunque.

 

Nell’attuale suddivisione in vigore dal giugno 2016 è stato fuso insieme al quartiere Reno nel nuovo quartiere Borgo Panigale-Reno per cui includo in questa lista anche attrazioni che, a voler essere molto pignoli, sarebbero a cavallo tra Borgo Panigale e Santa Viola.

 

MAST

Il MAST. Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia è una struttura di respiro internazionale inaugurata nel 2014. In questo nuovissimo centro polifunzionale in via Speranza, vengono regolarmente organizzate mostre, conferenze, proiezioni, tutte di qualità, con fotografi, cineasti ed artisti di livello internazionale. E soprattutto, tutto gratuitamente.

 

Oltre alle gallerie espositive il centro comprende anche un auditorium, una academy, un asilo nido, un centro wellness, un ristorante e una caffetteria.

All’esterno, un parco delle sculture con pezzi monumentali di Olafur Eliasson, Anish Kapoor, Arnaldo Pomodoro e Mark Di Suvero.

A cura del Mast è anche FOTO/INDUSTRIA, la BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO che coinvolge sedi ed eventi in tutta la città, artisti di fama mondiale come Mimmo Jodice, Alexander Rodchenko, Yukichi Watabe… e che richiama visitatori da tutto il mondo.

La casa di Andrea Pazienza

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Un post condiviso da Elisa Dinardo (@junibakkken) in data:

Per l’ultima tappa di questo tour vi porto in uno dei primi luoghi scoperti nel quartiere dopo il mio trasloco, e al quale sono molto legata. In via Emilia Ponente, al civico 223, si trova una targa dedicata ad un personaggio che ha lasciato un grande segno nella storia della città, che ha saputo raccontarla senza stilizzarla troppo, senza pronunciarla troppe volte, ma di cui è riuscito a descrivere, a fumetti, l’aria che si respirava nel ’77. E’ proprio qui, in questo palazzo, tra una pizzeria d’asporto e una filiale BNL, che Andrea Pazienza ha vissuto per tutti i suoi dieci anni bolognesi.

Qui ha disegnato le sue storie più importanti, da Pentothal alle vignette del Male, da Zanardi, a Pertini, a Frigidaire; qui si trasferì, inizialmente per rimanere vicino ai suoi concittadini di San Severo, e qui rimase anche dopo che gli altri cominciarono ad andarsene, condividendo la casa col fratello minore, Michele. Proprio il fratello descrisse la casa come «un porto di mare caotico e divertente nei primi anni, angosciante e insostenibile negli ultimi mesi, quelli caratterizzati dal consumo di eroina».

Aneddoto curioso: si dice che Keith Haring abbia conosciuto Andrea Pazienza nei suoi anni bolognesi, ed è proprio nella casa di via Emilia Ponente che venne realizzato dal noto writer statunitense il disegno di due coniglietti che si annusano. Qui potrete leggere la storia in tutti i suoi dettagli (ma ancora non confermata) e il disegno di Keith Haring.

 

Per orientarsi tra tutte queste informazioni, ecco la mappa del quartiere coi punti di interesse qui citati:

 

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3 risposte a “Borgo Panigale, guida al quartiere: dalle due ruote ad Andrea Pazienza. Con mappa”

  1. Bell’articolo. A leggerlo ci si sente fieri di vivere al Borgo.

    Visto che parli del MAST, varrebbe la pena di citare il Ponte Lungo (oggi in pessime condizioni, ma è un ponte ricco di storia), e il parco dove si gioca la Ruzzola (gioco medievale bolognese) proprio sotto al ponte Lungo.
    Varrebbe la pena anche citare il Cuore Immacolato di Maria, Villa Ranuzzi e Villa Bernaroli. E… Sarà solo un centro commerciale, ma l’Ipercoop è stato il primo centro commerciale della città (1993).

    1. Ciao Glauco!

      Grazie mille per i suggerimenti.

      Con tutti gli spunti che mi hai dato ci verrebbe quasi una seconda parte… c’è ancora molto da dire!
      Pensa ad esempio che la chiesa del Cuore Immacolato di Maria l’ho vista tante volte ma solo da fuori, non avrei mai pensato a una partecipazione di Nervi.

      La visiterò all’interno al più presto.

      Ciao, a presto!

  2. […] La casa dove ha abitato per anni è fuori mura, tra Santa Viola e Borgo Panigale (ve ne ho parlato qui, nell’articolo legato al mio quartiere). Tutto quello che possiamo fare è immaginare l’artista che frequentando e vivendo i luoghi […]

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