Impressioni di Savona, città borghese senza pretese

Da adolescente ho amato talmente tanto la mia città, Savona, che un istante dopo essermi alzata dal posto di oratrice dalla prova orale dell’esame di maturità il mio unico pensiero è stato: non ne posso più di stare in questo posto, ora me ne vado a vivere a Bologna.

Quindi ormai quasi quattordici anni fa, mi lasciai il portone del regio Liceo Classico Gabriello Chiabrera di Savona alle spalle e diressi uno sguardo idealizzante verso lidi lontani, sperando di dimenticarmi l’ottativo del greco antico, la sabbia che ti si appiccica in mezzo alle dita, le vasche in Corso Italia, il vocabolario IL di latino, le solite facce di provincia, lo snobismo del mio liceo e quant’altro. 

Dicevamo, Savona non l’ho amata sin da subito, diciamo che il mio amore per lei è nato a poco a poco, si è sviluppato da quando ho smesso di viverci insieme. 

Un po’ come quelle convivenze in cui è meglio vivere separati che così stiamo meglio perché abbiamo i nostri spazi.

Devo ammettere però che Savona ha una caratteristica bellissima. Al momento però non la ricordo, mi verrà in mente scrivendo di lei.

Sto scherzando, Savona è una città carina. Sbilanciarsi dicendo che è fighissima mi sembrerebbe esagerato.

Non si può dire che sia meravigliosa, né che sia intrigante, è una città dove tutto sommato ci si vive bene: il clima è mite, la riva del mare indefessa fa sempre avanti e indietro come una specie di garanzia, il paesaggio non è niente male, hai la collina alle spalle, mangi tanto pesce, tante trofie al pesto, raggiungi quasi qualsiasi posto a piedi, in autunno il vento ti stropiccia la faccia e in primavera senti il profumo della salsedine per le strade.

Savona e la sua provincia sono come un polmone che si riempie e si svuota a seconda delle stagioni, non d’aria ma di turisti.

D’inverno cantiamo la Loredana Bertè con il suo “mare mare, qui non viene mai nessuno a farci in compagnia”, sempre se siamo sufficientemente fortunati da avere una compagnia con cui cantarla, d’estate invece non abbiamo manco lo spazio per parcheggiare una bicicletta perché siamo invasi da coloro che chiamiamo furesti – ossia turisti molesti.

 


Fonte: Flickr

Ma andiamo per ordine.

Savona ha circa 50 mila abitanti, prima erano un po’ di più, ora un po’ di meno, si srotola dalle colline al mare come tutte le città della Liguria. 

Avete presente l’aspetto che ha Genova dall’autostrada? Sembra una specie di piovra che sta tornando in mare dopo essersi fatta una scampagnata sulla riva bugnata di sabbia, Savona dà la stessa sensazione, solo che è più piccola. Una piovretta che torna in acqua dinoccolatamente.

I savonesi sono tipi particolari, tendenzialmente. 

Quando sento tutti quegli stereotipi sul fatto che i liguri sono tirchi o che non sono ospitali mi dispiace.

Però è vero.

Il fatto che non siano simpatici non vuol dire che non siano brave persone, una volta per esempio stavo parcheggiando la Volvo V 70 di mio padre in uno dei parcheggi striminziti di Celle Ligure e un signore impietosito mi ha dato le indicazioni su come girare il volante. 

Quindi una volta in 32 anni posso dire di aver incontrato un ligure gentile, non è una bruttissima media tutto sommato. 

Adesso non che si possa sempre fare i disfattisti generalizzando a tutto spiano, diciamo le cose come stanno.

A Savona c’è il Priamar che è una fortezza del ‘500 costruita dai genovesi (grazie a chi mi ha corretta, io avevo una conoscenza del Priamar fallace), è un posto molto articolato, molto affascinante, a picco sul mare. 

Di solito nell’adolescenza se vuoi limonare con un filarino in santa pace puoi andare lì, volendo ci puoi andare anche per fumare le tue prime sigarette in cui non aspiri davvero ma ti riempi semplicemente la bocca di fumo, a volte il 25 aprile organizzano dei concerti, a volte qualche rappresentazione teatrale e d’estate c’è il cinema all’aperto. Una cosa carina. Anche perché se proprio devo essere onesta di eventi a Savona non è che ne si creino molti, sono tutti un po’ stanchi. Oppure come si direbbe in gergo: “siamo robbosi”- dicesi robboso un essere umano pigro e con scarsa linfa vitale.


fonte: Flickr

Quindi insomma Savona è un po’ così, ti dividi tra astinenze di divertimento e quieto vivere, tra sferzate di vento e letture sulla spiaggia ad ottobre, tra un panino con la panissa buttato giù con del chinotto e un pezzo di focaccia sbocconcellato in fila alle poste centrali.

A proposito di cibo, i cibi di Savona che mi vengono in mente sono:

  • la panissa. Una cosa strana fatta con la farina di ceci, che si taglia a fette e si mette dentro ad un panino bianco.
  • la farinata. Non saprei come spiegarla.
  • la pasta al pesto. Ca va sans dire.
  • il cundigiun. Che è tipo una serie di verdure cotte insieme. Senza infamia e senza lode.
  • tanto pesce. Non sono esperta. Comunque tanto pesce.
  • la torta pasqualina. Una torta pasquale di verdura. Buona.
  • la focaccia. un cibo spettacolare.

Poi sicuramente ci sono altre cose da mangiare ma al momento mi sfuggono, bisognerebbe chiederlo ad una nonna ligure. 

Se si vuole mangiare tipico a Savona bisogna andare al porto: ci sono tanti ristoranti di pesce ove si può gozzovigliare amabilmente urlando belìn ad ogni piè sospinto.

Oppure bisogna andare da Bacco, tipicissimo ristorante ligure davanti al porto.

Insomma, se uno va al porto per mangiare non si sbaglia.


fonte: Flickr

Se invece si vuol andare al mare a Savona (ndr: da noi si dice “andare A spiaggia”) consiglierei di non andarci. 

O meglio, basta fare pochi km più a ovest o a est. Quindi consiglierei Celle, Varazze, Noli, Laigueglia, Spotorno e poi posti tipo Punta Crena che per raggiungerli bisogna farsi uno sbattimento immane, questo per dire che la Liguria più selvaggia è solo per un’ utenza davvero intenzionata. 

Il mare in questi posti è splendido, è concesso commuoversi ma con parsimonia, siamo pur sempre in Liguria. 

Adesso mi chiederete: perché dovrei andare a Savona?

Io non ne ho proprio idea del perché una persona possa volere andare a Savona.

Sto scherzando.

Io ci andrei se volessi relax, buon cibo di mare, il tutto a portata di mano, passeggiatine in riva al mare e clima mite.

Savona per me è come una vecchia amica, piena di difetti ma a cui non puoi non volere bene perché ci sei cresciuta insieme.

Quindi chiudo gli occhi e, con smisurato affetto, la saluto da lontano.

2 risposte a “Impressioni di Savona, città borghese senza pretese”

  1. Veronica Buoncuore dice: Rispondi

    Savona, croce e delizia, ispida ed intrisa di provincialismo per gli adolescenti allergici allo snobismo classista dei suoi licei più illustri, splendida compagna da frequentare in estate con le sue spiagge sovraffollate di lombardi e piemontesi, per noi che ci sentiamo padroni legittimati di quel suolo amico.. quando ho vissuto fuori dalla Liguria, Savona mi è mancata molto e ho rimpianto i suoi angoli accoglienti, il rifugio sugli scogli dove ho sempre trovato conforto. Dopo esserci ritornata l’ho apprezzata sempre più. Non sono cieca di fronte ai suoi difetti, alla scarsa apertura ed empatia dei suoi abitanti.. ma Savona rimane il posto che chiamo casa e che, se dovessi andare via, mi mancherebbe sempre tanto.

  2. antonella dinardo dice: Rispondi

    Ciao otto, avevo voglia di sorridere un po’ e ho riletto il tuo articolo 🙂 mi fai piegareeeeed

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