Cyberpunk, tradizioni e tanta poesia: una giornata a Santarcangelo di Romagna

Quando penso alla Romagna penso subito alla mia infanzia, alle vacanze estive in famiglia passate in riviera, ai gelati in spiaggia e ai giochi con le biglie.

Non ho mai considerato l’entroterra romagnolo fino a quando non mi sono trasferita da Milano a Bologna; da qui in poi infatti ho iniziato a esplorare la regione, partendo dai borghi emiliani, spostandomi via via sempre più giù, verso le province di Ravenna prima, e Rimini in seguito.

Santarcangelo è proprio uno di quei borghi in provincia di Rimini, adagiato su un colle chiamato Monte Giove.

Tutto quello che ho sempre pensato della zona è che fosse piena zeppa di posti del genere, carichi di provincia, edifici bassi, piazze e barettini. La mia conoscenza si limitava alla famosa citazione di Loris Batacchi nel suo romanticissimo accento, per dire.

Così, quando mi è capitato di andarci, è stata un’ottima scoperta: non solo piadina, liscio e Sangiovese, Santarcangelo è molto, molto di più.

Il motivo della gita con Spassatelli quasi al completo è stata la mia insistenza nel voler visitare Mutonia, l’insediamento italiano della Mutoid Waste Company, dopo anni preinternet in cui ne sentivo parlare come di un posto sperduto e leggendario in cui abitavano personaggi bizzarri che sembravano usciti da Mad Max… ovviamente ne rimanevo affascinata, ed è da lì che siamo partiti con la visita.

Mutonia

La Mutoid Waste Company è una comunità che si è creata nella Londra anni ‘80 dai giovani che intendevano ribellarsi allo stile di vita consumistico praticamente imposto dalla Thatcher, che aveva dichiarato guerra ai “giovani disoccupati”. Non volevano accontentarsi di un lavoro impiegatizio e di una vita borghese, ma preferivano ridare vita, e soprattutto valore, a ciò che i borghesi chiamano “scarti”, “rifiuti”, “rottami”.

In nome di questa filosofia hanno quindi iniziato ad assemblare, forgiare e piegare pezzi di lamiera, dando vita a delle meravigliose sculture cyberpunk che utilizzano nei loro spettacoli in giro per il mondo.

Decidono di trasferirsi proprio a Santarcangelo, patria del teatro sperimentale, negli anni ‘90, e qui si sentono accolti e benvoluti da (quasi) tutto il paese.

La comunità è ancora qui, nonostante le minacce di sfratto di qualche anno fa, ed accessibile a tutti. Questo microvillaggio è composto da casette modulari, container e camper, con tanto di portici e giardinetti, e ovviamente le loro sculture sparse un po’ ovunque, da ammirare come in un meraviglioso, metallico museo all’aperto:

 

Curiosità: se vi interessa approfondire l’argomento ho anche trovato un bizzarro documentario in inglese presentato da un giovanissimo Hugh Laurie (sì proprio lui, il Dr. House!)

 

 

 

Un assaggio di Santarcangelo

Per pranzo decidiamo di avvicinarci al centro, scegliamo quindi di andare al Ristorante “Ci vediamo da Mario: un posto molto curato in ogni suo aspetto, dall’arredamento, alla pulizia, alla scelta degli ingredienti e dei piatti, di stagione e ben mixati con la tradizione e le specialità del territorio.

Il loro intento principale è “aiutare le persone adulte in cerca di piatti “teneri” e “gustosi” a riscoprire le cotture a fuoco lento, “godere” del cibo fatto in casa e soddisfare la loro ricerca di Ristoranti di carne non di massa”. E così fu:

Dopo pranzo ci rimettiamo (faticosamente, ma con soddisfazione) in marcia per esplorare la parte più antica del comune.

La passeggiata nel centro storico fa scoprire antiche porte cittadine, bastioni e torri. I visitatori, percorrendo scalinate, viuzze che conducono a piazzette sempre animate sono catapultati in un passato fatto di leggende ed intriganti vicende storiche.

Il centro storico di Santarcangelo è dominato dalla Rocca dei Malatesta, che qui governarono a partire dal XIII sec. I punti di interesse principale sono la torre del campanone, Porta Cervese, Piazza delle Monache, la Chiesa Collegiata, la Pieve di San Michele, lo Sferisterio… tutti luoghi caratteristici, visitabili in poco tempo, che conferiscono a questo borgo il suo fascino particolare.

 

Il paese dei poeti

Photo credit: Flickr

Santarcangelo non è solo il paese del teatro e della buona cucina, è anche il paese natale di cinque poeti, che hanno composto versi in dialetto romagnolo e italiano: Giuliana Rocchi, Tonino Guerra, Nino Pedretti, Raffaello Baldini e Gianni Fucci.

Al più noto poeta (ma anche sceneggiatore, pittore e scultore) hanno dedicato uno spazio – ad ingresso libero – in via della Costa 15, il Museo Permanente “Nel mondo di Tonino Guerra”.

All’interno si trovano oltre 60 opere tra quadri, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate. Oltre alle opere è presente una sezione multimediale con i film da lui sceneggiati, guardare interviste ed ascoltare il poeta recitare le proprie poesie.

 

Appena fuori dal museo, nella piazzetta di fianco all’edificio, si trova la coloratissima Fontana delle Farfalle, realizzata sempre da Tonino Guerra nel tipico stile ravennate del mosaico. Si tratta della copia dell’originale, che si trova a Sogliano al Rubicone; il tema delle farfalle è sempre stato caro al poeta, che lo riprende anche in molte opere d’arte e nelle sue poesie:

 

“Sopra un tappeto, arrivato in Romagna
dal deserto africano, alcune farfalle
vogliono staccarsi e prendere il volo.”

Tonino Guerra

 

L’entusiasmo incontenibile degli altri spassatelli è evidente:

 

Da non perdere

Per un souvenir di pregio una tappa obbligatoria è all’antica stamperia artigiana Marchi: in questa bottega si decorano le tele con stampe originali dell’arte romagnola, con gli stessi metodi, gli stessi colori e soprattutto con lo stesso ‘Mangano a ruota’ di legno e pietre dal 1600, l’unico per peso e dimensione esistente ancora nel mondo.

Stampi incisi a mano.

Un post condiviso da Antica Stamperia Marchi (@lara_gabriele_marchi) in data:

Tovaglia stampata a mano. Realizzata su misura per un cliente. www.stamperiamarchi.it

Un post condiviso da Antica Stamperia Marchi (@lara_gabriele_marchi) in data:

 

Altre cose interessanti, che non siamo riusciti a vedere ma che voglio menzionare perché sono sicura che meriterebbero una visita, sono il museo dei bottoni e le grotte tufacee, conosciute anche come la Santarcangelo sotterranea.

 

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